Anni 90 - Moralizzazione E Informazione

Nel 1990 avevamo 43 anni ed eravamo sposati da 6 anni Leggi tutto

Il mondo guerraiolo vive uno dei suoi momenti di maggior inconsolabile sconforto: fine del blocco sovietico, fine della guerra fredda, occasioni di piccoli conflitti e guerrigliole varie in caduta verticale! Ohibò la faccenda si fa seria! Per fortuna ci pensa il buon Saddam a rimmettere in piedi un minimo di equlibrio con l’invasione del Kuwait. E via che si và: riparte in grande stile la macchina da guerra americana con tutto il suo seguito europeo ed extra. A casa nostra, dopo l’overdose di edonismo e soprattutto di “faccendismo” degli ’80, qualcuno s’intaglia che il paese stà allegramente andando a rotoli causa tangenti. Un sistema che coinvolgeva quasi tutti i partiti e che aveva superato tutti i limiti del lecito e dello scandaloso, arrivando al punto di mettere in piedi appalti e opere pubbliche al solo scopo di finanziare tangenti. La gente, in seguito alle inchieste del cosiddetto “pool di mani pulite”, si arrabbia accorgendosi di ingrassare, grazie ad un, si può dire, pesante sistema di tassazione, un nutrito manipolo di scaltri e avidi politici. Questa arrabbiatura la pagano un po’ tutti i partiti, ma soprattutto i più coinvolti ovvero il PSI e la DC. I quali comunque non perdono né smalto né vigore e, dopo un periodo di generale sbandamento, si riciclano con grande non-chalance nella cosiddetta “seconda repubblica”. Al contempo, con l’ondata di riflusso e recupero di arcaiche tradizioni e valori, si rafforzano i partiti della destra storica e arriva la “meteora” Berlusconi con il perfetto “riciclatore” rappresentato dal movimento-partito “Forza Italia”. Un esempio per tutti, che peraltro interessa proprio il mondo dell’architettura, che rappresenta questo periodo è la Legge Merloni che, di facciata, dovrebbe regolamentare e moralizzare le procedure degli appalti pubblici. Ahimè ci ficca dentro anche la progettazione definendola “servizio” e assimilandola tout-court ad una fornitura e posa di piastrelle! Ma soprattutto introduce i criteri economici e la presenza in curriculum di opere assimilabili a quella in gara: ora ditemi, chi è che in quel periodo aveva questi requisiti? Ma ovviamente gli stessi studi e progettisti che avevano operato nella cosiddetta “pima repubblica”. I concorsi un opzional che in questo contesto le amministrazioni si prendevano ben guardia di adottare. Di fatto un periodo di 20 anni davvero buio per l’architettura italiana: una generazione, quella là che voleva cambiare il mondo (riuscendoci almeno in parte), risucchiata dal “faccendismo” e dal tecnicismo procedurale, dibattito culturale azzerato, concorsi al lumicino, che, alla fine, non è riuscita a produrre una personalità significativa. Quelli che più avanti emergeranno, come Massimiliano Fuksas, è perché sono andati a fare la professione in paesi più illuminati come la Francia. Ed è così che arrivano anche in Italia i personal computer, non in quanto novità assoluta, ma in quanto a diffusione di massa. L’evoluzione di queste macchine, attraverso i ’60, ’70 e ’80 con la crescente miniaturizzazione dei componeti, aumento delle prestazioni, diminuzione dei costi ed utilizzo sempre più intuitivo, realizza una vera e propria rivoluzione nel mondo del lavoro e nel sociale. Una rivoluzione di basso profilo che influisce conferendo una forte accelerazione al progresso scientifico e tecnologico. La crescita continua della potenza di calcolo, l‘evoluzione dei linguaggi e dei programmi, la possibilità di emulare e simulare ambienti e condizioni, rendono queste macchine non più semplici strumenti, ma qualcosa che si avvicina sempre più all’intelligenza artificiale. Ma la rivoluzione più eclatante è quella che investe la comunicazione: le macchine possono comunicare tra loro attraverso linee telefoniche, fibre ottiche ecc.. Si diffonde la “rete”, internet: lo scambio di informazioni in tempo reale, la condivisione di risorse su scala planetaria. La “rete” si diffonde e cresce in modo esponenziale dando origine ad una sorta di mondo “virtuale”, in cui si riversano intere attività sociali, economiche e scientifiche. La rivoluzione informatica e digitale diventa fenomeno culturale influenzando arte, letteratura, cinema, musica, teatro ecc.. Il mondo creativo riceve nuovi impulsi e stimoli dalle capacità e dalla potenza dei computers e da questi nuovi territori virtuali che diventano a tutti gli effetti oggetto di esplorazione e scoperta. Ed ecco il Guggenheim di Bilbao (1997), l’altro caposaldo architettonico pieno di carica espressiva e simbolica: il primo era il Beaubourg. Combinazione due architetture dedicate alla cultura. Mentre il Beaubourg era l’espressione della maturazione e dell’apice di un processo storico, il Guggenheim racconta di processi in avvio e in divenire in una felice sintesi architettonica polimorfica e metamorfica, di un futuro dalle linee sfuggenti, fluide ed in continua evoluzione, opera congiunta dell’uomo e della macchina, interprete di nuove pulsioni e di nuove ibridazioni in cui si fondono artificio e natura. Nel 1992 ci viene affidato il sogno di ogni architetto: il recupero ad uso turistico di un intero ex-villaggio operaio sul lago di Garda, ma come tutti i sogni resta confinato in uno spazio onirico e "irreale". L' altro sogno, a soggetto molto più ultraterreno, diventa "terreno"; un complesso socio-religioso completo di Chiesa a Orbassano (TO). Nel 1996 partecipiamo ad un concorso per un intervento di edilizia economica e popolare a Cremona con un approccio decisamente critico e innovativo: ci classifichiamo al terzo posto.

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