Anni 80 - Mutazione ed Edonismo

Nel 1980 avevamo 33 anni e lavorevamo insieme Leggi tutto

Ancora la televisione con “Mister Fantasy” di Carlo Massarini è portatrice di nuovo: le nuove tendenze della musica, l’arrivo dei video-clip, sogni, macchine ed elettronica, musica, immagini e colori. Nina Hagen, movimenti punk e dark e soprattutto Laurie Anderson che racconta della contaminazione e interazione dell’uomo con le nuove tecnologie. I processi di automazione degli impianti produttivi dell’industria innescati ed accelerati dai fermenti politici degli anni ’70 procedevano a pieno ritmo. L’ingresso dei robot, insieme alla delocalizzazione degli impianti, mutava radicalmente i modelli produttivi con notevoli conseguenze sul tessuto sociale. Interi stabilimenti si spostavano e quelli che rimanevano robotizzavano intere linee di produzione. Lavoratori, operai e anche impiegati si ritrovavano senza lavoro o in cassa-integrazione. Città caratterizzate da una forte presenza dell’industria come Torino, incominciavano a percepire la questione dell’identità storica e culturale. Nel 1982 chiude il Lingotto, vero e proprio simbolo della storia e della trasformazione industriale della città. Contemporaneamente e a seguire, varie altre fabbriche e industrie piccole e grandi soprattutto legate all’indotto FIAT, chiudono o riducono drasticamente la produzione o si riconvertono ad altri settori produttivi. Torino, città a vocazione storica e culturale per sua natura, sradicata da questo suo carattere e rifondata come città industriale si avvia ad una profonda mutazione tutta da inventare. Si avverte pienamente il superamento della cultura operaia tradizionale, di schemi e logiche legati a concetti di lotta di classe completamente sovvertiti dalle nuove realtà e strategie sociali. Il problema della riconversione della città è ancora una volta simboleggiato proprio dall’edificio industriale più significatiovo. Il Lingotto viene adibito a sede di mostre d’arte anche di notevole interesse e diventa oggetto di un concorso internazionale di architettura ad inviti, su iniziativa dell’azienda stessa, sul tema della riconversione, con i risultati che tutti conosciamo. Ma la mutazione di più vaste proporzioni e più visibile è quella che investe il mondo sovietico e che, attraverso il tragico simbolismo di Chernobyl, culmina con la caduta del muro di Berlino nel 1989, anno in cui avviene anche la protesta studentesca in piazza Tienanmen in Cina: e la sinistra più tradizionale và in corto! In questo contesto, l’overdose di impegno e fermento creativo dei ’70 genera un generale riflusso, dalla disillusione al disimpegno, caratterizzato da un’aperta ricerca di evasione e di edonismo, perfettamente rappresentata e interpretata dalla trasmissione tv “Quelli della notte”. Il giovane mondo professionale in simbiosi con quello più datato della politica si dedicano alla crescita soprattutto personale innescando quel fenomeno noto come “faccendismo” o “affarismo” in cui la ricerca è particolarmente mirata ad individuare e costruire occasioni di lavoro e di affari in cui è prevalente il carattere economico e speculativo su qualunque altro. Spregiudicatezza, aggressività, mancanza di scrupoli nel perseguire i propri obiettivi: questi i caratteri della nuova mutazione dell’”homo sapiens” il cui apice, da emulare, proveniente da una rinnovata, smagliante opulenza dell’America di Reagan, è rappresentato dagli “yuppies”. In architettura è il trionfo del post-moderno consacrato dalla “Strada Novissima” della prima Biennale di Architettura di Venezia sotto la direzione di Paolo Portoghesi nel 1980. L’uso genuinamente iconoclasta e dissacrante della storia e del classicismo in chiave anti-modernista dei ’70 muta e alimenta una sorta di ricerca “seriosa”, o meglio facile e opportunista, di una generale ripresa della memoria attraverso l’uso disinvolto e totalmente acritico di stili, linguaggi e stilemi dell’architettura del passato. Nulla a che vedere con la ricerca originale e autentica dei grandi come Louis Khan o James Stirling che, invece, tendevano a ritrovare un rapporto dell’architettura assolutamente contemporanea con la Storia, o come Venturi & Raush, che invece portano in architettura, utilizzando anche il grande catalogo della Storia, la carica provocatoria del linguaggio pop, o ancora come Koolhas che con metodo assolutamente radicale omologa anche l’architettura minore, deteriore, di risulta ed elabora la teoria della congestione. Anche così, però, il ruolo rappresentativo culturale della nostra cara e vecchia Architettura non si sconfessa perché nulla era più adatto a rappresentare la neo-opulenza dei nuovi ricchi e degli “yuppies”, la caduta di stile, di impegno, di creatività di quel periodo, la società dell’apparenza e dell’immagine, la ricaduta su valori arcaici ed al contempo il crollo delle ideologie. Non è però una tendenza generale; mentre in Italia spariscono i Concorsi e ci s’impastoia nel post-moderno altri paesi come Olanda, Spagna e soprattutto la Francia che ha imparato molto bene la lezione del Beaubourg, attraverso l’uso illuminato del Concorso pongono le basi per un rilancio della ricerca e sperimentazione in architettura e per la formazione e crescita di una nuova generazione di architetti al passo coi tempi. Nel 1980 partecipiamo al Concorso per la nuova “Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura e sede della Cassa di Risparmio di Rimini ”, piazzandoci al secondo posto e poi nel 1983 a quello per la “Ristrutturazione Nodo Ferroviario e Costruzione Nuova Stazione Centrale di Bologna” con i colleghi archh. Massimo Porro, Cinzia Modonese, Fabrizio Curtabbi. Nel 1985 ci viene commissionato un complesso residenziale e commerciale in Torino, per complessivi 69 alloggi, 6 negozi, 80 box-auto e giardini, interamente prefabbricato con il sistema “tables et banches”.

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