Anni 00 - Tecnologia E Natura

Nel 2000 avevamo 53 anni ed eravamo “computerizzati” da 9. Leggi tutto

L’avvio del nuovo millennio (secondo le convenzioni temporali - calendario gregoriano - del nostro pianeta) schizza ai primi posti della hit parade dell’universo con due eventi non male: l’11 settembre del 2001 e lo tsunami del 2004. Il primo dà la misura del livello di aberrazione - se ancora ce n’era bisogno - a cui può arrivare l’umano agire; il secondo dà la misura del livello d’inadeguatezza dell’umano agire nei confronti dell’imprevedibilità e potenza degli eventi naturali. Sono avvenimenti-simbolo che la dicono lunga sullo stato del pianeta. Crescita demografica (6,7 miliardi di abitanti nel 2007), crescita della produzione, diffusione del mercato, crescita dei consumi, limiti delle risorse, sistemi produttivi e di consumo inquinanti, temi tutt’altro che nuovi in quanto intimamente connessi alla logica della rivoluzione industriale ed al suo sviluppo, ma che nel contesto attuale assumono un carattere esplosivo. Ma altri temi si sommano a questi: ad una crescita scientifica e tecnologica senza precedenti non corrisponde analoga crescita economica, sociale e culturale dei vari paesi. Se da un lato proprio il progresso tecnologico favorisce l’emergere di nuove economie, dall’altro il controllo delle risorse mantiene intere aree del pianeta a livello di sottosviluppo. I paesi emergenti si sviluppano sul modello delle economie occidentali, ma con processi estremamente accelerati e convulsi che comportano il replicarsi enfatizzato dei fenomeni, già conosciuti in occidente, connessi al consumismo ed alla massificazione. Piccole e medie concentrazioni urbane si trasformano in brevissimo tempo in megalopoli, le infrastrutture si moltilpicano a tutti i livelli, la domanda energetica cresce in modo esponenziale così come le emissioni nocive ed i rifiuti tossici, sparpagliati per tutto il pianeta. In questa situazione il controllo delle risorse, in particolare energetiche, diventa una questione prioritaria tale da generare conflitti (v. appunto 11 settembre, Iraq, Afghanistan ecc.). È sintomatico che i sistemi di potere più arcaici sono consolidati proprio in quelle aree più ricche di risorse energetiche. È altresì sintomatico che anche nei paesi più avanzati si assiste ad un risveglio di modelli conservatori e ultraconservatori. Grande recupero anche di tutte le religioni, in versioni sempre più integraliste, con in testa la cattolica  e l’islamica ad alimentare i conflitti e tutto il peggio che l’umanità riesce ad esprimere su se stessa. Indubbiamente quando l’umanità riuscirà a liberarsi dalle religioni sarà un grande giorno! Insomma niente di nuovo per quanto riguarda l’umano agire e gli umani rapporti, compresi nuovi e vecchi tabù, nuove isterie (salutismo, sicurezza, ecc.), nuovi proibizionismi (divieti di fumo e libertà varie), nuove “streghe” e “untori”. Ampia è ormai la produzione letteraria su questi temi; basta citare “Il medioevo prossimo venturo” di Roberto Vacca e “A passo di gambero” di Umberto Eco. Di effettivamente nuovo invece c’è una crescita generalizzata della consapevolezza dell’importanza dell’ambiente e dei limiti delle risorse. Si stà configurando un sistema evoluzionista costituito da quattro soggetti: natura, uomo, energia, tecnologia. La natura fornisce tutti gli elementi e le condizioni necessarie all’evoluzione; l’uomo è l’agente creativo ed operoso capace di modificare e manipolare gli elementi della natura trasformandoli in tecnologia, l’energia è l’agente necessario al funzionamento ed all’evoluzione della tecnologia; la tecnologia è una nuova estensione e forma della natura. La tecnologia è l’unico soggetto del sistema totalmente dipendente dagli altri; rovesciando la prospettiva e paradossalmente si potrebbe pensare che sia il vero beneficiario finale del sistema, che gli altri soggetti siano al suo servizio, funzionali alla sua evoluzione. Al di là di disquisizioni filosofiche, la tecnologia si stà evolvendo secondo una logica darwiniana. Nel processo evolutivo l’avvento dei computers produce un effetto moltiplicatore fornendo alla ricerca scientifica capacità e potenzialità sempre maggiori. I campi applicativi si stanno sviluppando su due filoni principali: il trasferimento e potenziamento di operazioni e funzionalità del regno animale alle macchine e la simulazione, riproduzione, manipolazione e potenziamento di processi naturali. Entrambe le direzioni sembrano indicare un processo evolutivo della tecnologia nella direzione dell’appropriazione, dell’ibridazione ed infine dell’integrazione della natura nella tecnologia e viceversa; una tecnologia non solo dotata di meccanismi di autogenerazione ma anche creativa. Se è vero che l’architettura è un’espressione culturale dell’epoca che la genera e soprattutto se è vero che negli ultimi secoli nelle sue espressioni più avanzate ha acquisito una carica critica, anticipatoria e, perché no, onirica rispetto ai temi dell’evoluzione e delle aspettative dell’umanità, i processi descritti sono già leggibili nell’architettura contemporanea, in particolare nelle sue espressioni più d’avanguardia e sperimentali. L’architettura è sicuramente tra le prime discipline/attività, per sua stessa natura, a sviluppare una particolare sensibilità ai temi dell’inserimento ambientale ed a quelli del risparmio energetico. Oggi, dopo anni di ricerca, sperimentazione e soprattutto dopo il Protocollo di Kyoto (nonostante tutti i suoi limiti), s’incomincia a vedere un’architettura concepita anche come elemento capace di interagire con l’ambiente: le tecnologie capaci di trasformare luce, aria, terra, biomasse ecc. in energia sono una realtà in evoluzione. Funzionalità assimilabili a processi mutuati direttamente dalla natura diventano nuovi elementi compositvi ridefinendo l’organismo architettonico. L’insieme delle nuove tecnologie, con il potente contributo di quella digitale, genera nuovi linguaggi architettonici. Il decostruttivismo, al di là dello specifico metodo e linguaggio, demolisce la concezione classica, moderna e postmoderna dell’architettura, recepisce pienamente i nuovi stimoli indotti dal digitale e dall’ecosostenibiltà, e proietta l’architettura in una nuova, futuribile dimensione, nei casi più avanzati e sperimentali, totalmente svincolata dai retaggi del passato. Se la mediateca di Sendai, parto di Toyo Ito, in apertura del nuovo millennio, sintetizza esemplarmente queste nuove pulsioni, attraverso la rappresentazione concettuale dell’intreccio dei flussi della natura e della tecnologia, altri filoni più decisamente sperimentali sviluppano approcci e linguaggi in cui l’architettura assume sempre più connotazioni geomorfe, biomorfe e zoomorfe. I temi della reattività ambientale, dell’emotività, dell’interattività, della mutazione entrano prepotentemente nel campo di ricerca dell’architettura delineando un percorso evolutivo che pare preludere a una totale fusione tra tecnologia e natura. Nella seconda metà del decennio ci vengono commissionate prima una, poi altre due ville a Rosta (TO) in un ambiente collinare a ridosso di un parco naturale, che ci offre lo spunto per sperimentare un'architettura fortemente integrata al contesto naturale, quasi generata dalla natura. Il tema del rapporto con la natura è sviluppato con approcci diversi nei concorsi di Costa Volpino (BG) (complesso scolastico) , Viadana (MN) (città della musica) e Avigliana (TO) (parco urbano e centro città). Nel 2006, per il concorso UIA "un'idea per la città: la città accogliente, attraente", proponiamo un'idea un po "farlocca", ma che farebbe di Via Garibaldi (Torino) la più lunga "mall" d'europa e forse del mondo.

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